-
Il Papa e le crociate. Qualche "puntino sulle i"
di Massimo Viglione
«Come cristiano, vorrei dire a questo punto: sì, nella storia anche in nome della fede cristiana si è fatto ricorso alla violenza. Lo riconosciamo, pieni di vergogna. Ma è assolutamente chiaro che questo è stato un utilizzo abusivo della fede cristiana, in evidente contrasto con la sua vera natura».
Queste sono le esatte parole che il Santo Padre Benedetto XVI ha pronunciato – nel suo discorso del 27 ottobre u.s. ad Assisi – riguardo il problema della violenza esercitata da cristiani in nome della fede. Le riportiamo con precisione perché tutti sappiamo perfettamente quanto giornali e massmedia siano abilissimi nell’adattare alle loro esigenze le parole e i concetti espressi dai pontefici e perché, anche questa volta, ciò è accaduto in maniera palese.
Ora, come si può notare, in realtà il papa le crociate neanche le nomina, e, soprattutto, non “chiede scusa”: parla di sentimento di vergogna (non è esattamente la stessa cosa…). Certamente però, condanna con fermezza l’uso della violenza da parte di cristiani. E siccome la Crociata era un “pellegrinaggio armato” fatto da cristiani che conduceva al combattimento contro gli infedeli, ergo la conseguenza apparirebbe essere quella della formale condanna della Crociata in sé a prescindere. Ma, è realmente così?
E, soprattutto, potrebbe essere così e in quali termini? Ora, senza entrare negli aspetti più specificamente teologici del problema, ma rimanendo in quelli più modestamente ma anche più appropriatamente storici, occorre fare alcune doverose precisazioni e riflessioni, che meriterebbero ben altro spazio e approfondimento, ma che per necessità ridurrò schematicamente:
1) Fin dai tempi della scuola, gli insegnanti di storia – almeno, quei pochi degni di questo nome – ci hanno ammaestrato sul fatto che l’errore più grande che può commettere uno storico, o anche un qualsiasi uomo che per qualsiasi ragione riflette sulla storia, è quello di giudicare gli uomini, le idee e gli eventi del passato con i criteri che vanno per la maggiore nel presente (e questo a prescindere dall’accettazione spesso e volentieri acritica degli stessi criteri presenti): come se un uomo del XXV secolo ci giudicasse a noi tutti in base alla vita quotidiana e alle esigenze e ideologie del suo tempo;
2) Le crociate (visto che si vuole parlare per forza di crociate) non furono una parentesi – più o meno lunga o breve, più o meno sentita e partecipata – della storia della Cristianità. Se la Prima Crociata è del 1096-1099, se i cristiani hanno tenuto piede militare nei Luoghi Santi per due secoli, in realtà spedizioni crociate sono state pensate, organizzate, e, a volte, anche effettuate, via terra e via mare, fino agli inizi del XVIII secolo. Questa plurisecolare guerra fra religioni non avveniva perché i cristiani erano brutti e cattivi e volevano trucidare tutti i musulmani, che erano buoni e indifesi; né perché i cristiani non avessero altro a cui pensare; né perché non avessero altre guerre interne in cui dare sfogo alla propria violenza innata.
In realtà, questa plurisecolare guerra inizia di gran lunga prima del 1096. Inizia 450 anni prima circa, e per 450 anni, occorre dirlo senza ombra di dubbio storico possibile, chi ha portato la guerra alla Cristianità è stato l’Islam nascente e trionfante. Sono stati i musulmani, vivente ancora Maometto, ha iniziare quella tutti noi conosciamo bene, la Jihad. Conquistarono prima l’Arabia, ancora in gran parte pagana, ma poi anche Gerusalemme e i Luoghi Santi, divenendo così i padroni del Santo Sepolcro; e quindi, dividendosi in due grandi tronconi militari, portarono la guerra a tutta la Cristianità come uno Tzunami incontenibile. Se verso oriente furono in parte bloccati – per il momento – dall’Impero Romano d’Oriente (che vivrà tutti i suoi ultimi secoli di vita combattendo e spegnendosi contro i musulmani), verso occidente travolsero per sempre tutta la Cristianità d’Africa, quindi la cristianità ispanica, e tentarono anche di invadere la Francia (battaglia di Poitiers, 732).
Dopodiché assalirono e occuparono la Sicilia e le grandi isole del Mediterraneo, e, nei secoli successivi, invasero varie zone dell’Italia, della Francia (fino a Lione), perfino della Svizzera. Montecassino venne distrutta, Roma assalita e le basiliche costantiniane di San Paolo e san Pietro date al fuoco (per tal ragione fu costruita la Città Leonina intorno a San Pietro da Papa Leone IV). Un enclave perenne di guerrieri musulmani stava a Castelvolturno, un’altra nella Sabina, e Roma viveva sotto continuo attacco e rischiò di cadere preda dell’Islam (come per altro il Profeta aveva, appunto, “profetizzato”), venendo salvata proprio dalla ripetuta azione militare di vari pontefici.
Per secoli l’Europa mediterranea ha subito le scorrerie dei pirati barbareschi (“mammaliturchi”, la celebre battuta del dialetto romano, nasceva da un tragico grido di terrore ripetuto chissà quante volte nel corso dei secoli): uomini uccisi, donne violate e portate negli harem, bambini rapiti e venduti come schiavi (nei secoli moderni, poi, con i turchi invece venivano fatti crescere musulmani e molti di loro divenivano giannizzeri). Per secoli i pellegrini in Terra Santa vennero massacrati, soprattutto con l’arrivo dei turchi selgiuchidi.
E, se con la fine della crociate si era giunti a una forma di “convivenza” armata con il mondo arabo, tutto precipitò di nuovo – e in maniera ancor più radicale – con l’arrivo dei turchi ottomani, che conquistarono ciò che rimaneva dell’Impero Bizantino nel XV secolo e da allora, fino agli inizi del XVIII secolo, puntarono a più riprese sull’Europa, conquistando gran parte dei Balcani, assediando Vienna per ben due volte, conquistando Cipro, Rodi, e portando l’assedio a Malta (dove vennero respinti dall’eroismo dei Cavalieri, guidati da Jean de la Vallette). Nel corso dei secoli, in mille anni (dal VII al XVIII secolo), quante cristiani vennero assassinati? Quante donne violate e deportate negli harem? Quante città distrutte, vite spezzate, anime costrette all’abiura religiosa? Chi potrà mai farne il conto? Chi potrà mai calcolare l’immenso dolore di questi mille anni?
-
Le ferrovie di Pio IX
di Vittorio MESSORI
Può sembrare un argomento marginale, un aneddoto per appassionati di storia. Invece, non lo è. Penso, cioè, alle tre righe che tutti abbiamo trovato sui libri di scuola: i quali quasi sempre, come si sa, si copiano nei contenuti e altrettanto quasi sempre si allineano al pensiero egemone del momento. Ricordo bene quando al liceo trovai la frase che mi incuriosì e che mi confermò nella diffidenza e nella lontananza dalla Chiesa: "L'oscurantismo del cattolicesimo della Restaurazione post-napoleonica si spinse sino a vietare la costruzione, nello Stato Pontificio, di ferrovie, considerate un'invenzione diabolica». E questo bastò a me, e chissà a quanti altri, per considerare il cattolicesimo come uno stolto oltre che pericoloso avversario del "Progresso". Insomma, non è un tema minore, vale la pena di occuparsene.
Poiché, tra l'altro, mi piacciono i treni (ne ho parlato, qualche volta), il loro bando "teologico" dal regno pontificio mi intrigava in modo particolare. Rinviavo sempre, però, l'attuazione del proposito di capire come stessero davvero le cose. Fino a quando, di recente, un'editrice specializzata ha pubblicato il grosso volume di un appassionato dal titolo per me irresistibile: Le ferrovie di Pio IX.
Vediamo, allora, come andò davvero. Cominciando con una cifra precisa: 260. Questo era il numero di chilometri di strade ferrate in tutta Italia nel 1846, quando Pio IX ascese al pontificato. Un'inezia, dunque: come il percorso tra Torino e Brescia, non dimenticando che erano tra l'altro linee a binario unico. Si trattava, comunque, di brevi tronchi non collegati tra loro e spesso costruiti come una sorta di giocattolo del Principe. Così le due prime linee, la Napoli-Portici che permetteva alla corte dei Borboni di raggiungere comodamente e rapidamente il palazzo reale; o come la Milano-Monza, voluta dai vicerè austriaci per raggiungere la reggia brianzola dove vivevano, pur avendo "l'ufficio" in città. In quel 1846, oltre al Lombardo Veneto e alle Due Sicilie, solo il Granducato di Toscana aveva anch'esso un pezzetto di ferrovia. Non ne aveva alcuno - guarda un po'! - quel Regno di Sardegna che ci presenteranno poi come l'avanguardia del progresso in Italia: solo alla fine del 1848 si inaugurò un tronco di pochissimi chilometri, quello tra Torino e Moncalieri (sede, anch'essa, di una reggia dei Savoia) che è un comune confinante con la Capitale e per raggiungere il quale bastavano pochi minuti di diligenza. Soltanto sei anni dopo, nel 1854, Torino sarà collegata a Genova.
Date e cifre precise rivelano dunque che il ritardo dello Stato Pontificio non era così abissale come vogliono farei credere. In ogni caso, il desiderio di Pio IX non solo di recuperare ma di porsi addirittura all'avanguardia tra gli Stati italiani è mostrato dal fatto che soltanto un mese dopo il Conclave nominava una "Commissione per le Strade Ferrate dello Stato di Sua Santità". Che facesse sul serio e non per celia lo dimostra il fatto che la "Commissione" tre mesi dopo pubblicava una Notificazione che è ben nota agli appassionati di cose ferroviarie. Si trattava di un bando di gara per assegnare alle Compagnie private in grado di farlo i lavori per ben mille chilometri di strade ferrate. Quattro volte, dunque, l'estensione a quel momento dell'intera rete della Penisola! Partendo da Roma, quattro linee avrebbero collegato la città alle altre zone d'Italia e all'Europa. Il fervore "ferroviario" nell'Urbe era tale, grazie al dinamismo dell'ancor giovane Papa, che Roma ebbe, dal 1847, un settimanale apposito, La Locomotiva, redatto da tecnici e ingegneri e da sempre ricercatissimo dai collezionisti.
Se gli eventi, poi, non furono pari alle aspettative e occorse aspettare il luglio del 1856 per la prima linea, la Roma-Frascati, non lo si deve di certo alle autorità pontificie. Innanzi tutto, al bando del governo per la concessione delle opere non poté rispondere il capitale locale, troppo debole, concentrato ancora sulla rendita fondiaria e non abituato a correre i rischi di un'impresa industriale. I soli, veri capitalisti, i principi romani, non erano certo inclini a questo tipo di investimento. Ci si rivolse dunque all'estero, ma le Compagnie che si fecero avanti non risposero ai requisiti tecnici richiesti. Anche perchè era difficile pensare a un adeguato ritorno economico costruendo ferrovie in zone dove l'industria era assente, l'economia povera, il traffico scarso. Inoltre non si trattava di stendere binari in pianure come quelle francesi o tedesche o magari padane ma di farsi largo, a suon di gallerie e viadotti spericolati, tra montagne friabili e tormentate come gli Appennini e di tenere per anni migliaia di operai tra le febbri delle Paludi Pontine. Non dimentichiamo, poi, che gli abitanti sotto l'autorità pontificia erano poco più di tre milioni e un terzo di questi era costituito da contadini poveri. C'era poi il problema delle frontiere e delle linee doganali che spezzettavano l'Italia, così che il tempo che si sarebbe guadagnato grazie al vapore lo si sarebbe perso nel controllo dei passaporti e nelle pratiche doganali. Mentre Pio IX e i suoi collaboratori cercavano di risolvere gli enormi problemi, scoppiò la guerra tra Piemonte ed Austria, con l'invio, in un primo tempo, anche di contingenti pontifici. Poi venne la rivoluzione, venne la repubblica mazziniana, venne la fuga del Papa a Gaeta, ospite del re di Napoli.
Al ritorno, nel 1850, il Pontefice trovò non solo una parte dei suoi territori devastata ma anche la bancarotta economica. Le rivoluzioni, come si sa, costano, visto che i rivoluzionari non si occupano di cose mediocri e prosaiche come i bilanci in ordine. La demagogia impone di concedere tutto a tutti, lasciando i debiti a chi verrà dopo. Così avvenne puntualmente anche con il triumvirato di Mazzini, Saffi, Armellini. I "progressisti" che hanno sempre tuonato contro il "malgoverno pontificio" si guardano bene dal ricordare che, in pochi mesi, la cosiddetta Repubblica Romana raddoppiò il debito pubblico, portò l'inflazione al 50 per cento e fece sparire l'oro e l'argento, imponendo il corso forzoso della carta moneta che nessuno voleva. Insomma, la stessa storia degli "assegnati" della Rivoluzione Francese. Da allora, un terzo del bilancio pontificio se ne andò ogni anno per pagare gli interessi sui debiti fatti in tutta Europa ma soprattutto con la banca degli ebrei Rotschild che, oltre a buoni rimborsi, cercavano anche di avere influenza sulle scelte del buon Pio IX. Eppure, nel 1859, quando il Piemonte iniziò un'altra guerra che lo portò all'occupazione illegale della parte settentrionale, la più ricca, dei Domini pontifici, nel 1859, dunque, il cardinal Giacomo Antonelli poteva annunciare che era stato raggiunto il pareggio di bilancio. Un risultato brillante per il quale, puntualmente, non si trova alcuna citazione nei libri di storia. Un risultato, per giunta, cui si giunse nonostante fosse finalmente in svolgimento, da qualche anno e grazie ai sussidi statali, il piano per i mille chilometri di strade ferrate.
Insomma, quando il regno d'Italia si avvicinò alla Roma papale per mettere fine al più antico tra gli Stati italiani, non solo non trovò il deserto ma linee già funzionanti e cantieri in attività. Così le truppe che entreranno poi da Porta Pia erano state trasportate sui binari e sui vagoni dell'irriso, oscurantista Papa-Re.
Quanto a Gregorio XVI, il predecessore di Pio IX, al secolo Bartolomeo Alberto Cappellari e papa tra il 1831 e il 1846, sono ovviamente inventate le storie di scomuniche contro le ferrovie e chi le usava. Quel pontefice aveva una vocazione contemplativa, aveva scelto volontariamente di farsi camaldolese, dunque benedettino di clausura. Aveva 30 anni quando i giacobini del giovane Bonaparte giunsero a Roma e combinarono quanto sappiamo. Dovette assistere impotente alla parabola violenta del potere napoleonico. Il giorno dopo la sua elezione, nel febbraio del 1831, scoppiava a Bologna un’insurrezione che avrebbe poi coinvolto vaste parti dello Stato, tanto che occorse l’intervento dell’Austria per riportare l’ordine. Tutto, insomma, lo portava a diffidare del "mondo nuovo", del quale le ferrovie erano addirittura un simbolo. Tra l'altro, non era certo il solo a temere la pericolosità, anche fisica, di quel mezzo rivoluzionario: pure buona parte della stampa laica metteva in guardia contro i rischi che si correvano ad affidarsi al vapore. Non si dimentichi che la prima corsa pubblica della storia, nell'Inghilterra del 1830, fu funestata da un incidente mortale. Non viene da ambienti romani né cattolici bensì dallo sgomento istintivo del popolo francese il detto divenuto famoso: chemin de fer, chemin d'enfer.
Non era dunque sorprendente che alcuni confessori ammonissero i penitenti, ricordando loro che la tutela non solo dell'altrui ma anche della propria vita è un grave dovere per i cristiani. Ma se Gregorio XVI decise di non costruire ferrovie, fu soprattutto perchè così gli suggerivano i suoi consiglieri che gli dimostravano, a suon di cifre e grafici, che l'economia romana non era in grado di gestire trasporti tanto costosi, che esigevano un rientro impensabile. Come dovette sperimentare poi Pio IX, che si scontrò con il rifiuto degli uomini d'affari di investire i loro capitali.
Si temeva, inoltre, l'invasione di merci straniere con le quali il mercato locale non era in grado di affrontare la concorrenza. Problemi concreti, di politica economica, insomma, non questioni teologiche né chiusure aprioristiche a un progresso al quale, lo abbiamo visto, aderì subito e con entusiasmo papa Mastai Ferretti. Il quale non trovò neppure un chilometro di ferrovia: ma alla pari, lo osservavamo, del re piemontese e di tanti altri sovrani dell'Europa del tempo. Eppure, per essi, nessuno ha parlato, come per lui, di "oscurantismo medievale".
-
Family away
di Rino CAMMILLERI
Per non farmi venire un fegato così non guardo mai i talkshow televisivi. Per forza di cose devono dare voce alle opposte opinioni, così che finisce per prevalere solo chi ha la lingua più lunga e/o tagliente. Tuttavia, a volte qualche lettore mi gira via e-mail qualcosa che vi accade o è stato detto. È il caso di quel che vado a trascrivere e che è di penna di Marco Travaglio, il quale nella trasmissione «Annozero» tiene una rubrica che si chiama «Posta prioritaria».
Ebbene, nella puntata del 10 maggio 2007, poco prima del famoso Family Day, una di tali «poste» è stata indirizzata al cardinale Camillo Ruini in questi termini: «Mi rivolgo a lei anche se la so da poco in pensione, anziché al suo successore cardinale Bagnasco, perché lei è un po' l'Andreotti del Vaticano: ha accompagnato la vita politica e religiosa del nostro Paese per molti decenni. Come lei ben sa, non c'è paese d'Europa che abbia avuto i tanti capi del governo cattolici come l'Italia. Su 60 governi in 60 anni, 51 avevano come premier un cattolico e solo 9 un laico».
Perché cito questa «posta»? Perché, nella sua prima parte, a Travaglio non si può dar torto (sulla seconda sì, per questo la ometto). Eccone alcuni estratti che riguardano la Democrazia Cristiana, che, se in effetti avesse fatto per la famiglia tutto ciò che aveva promesso, «oggi le famiglie italiane dormirebbero tra due guanciali. Sa invece qual è il risultato? Che l'Italia investe nella spesa sociale il 26,4% del Pii, 5 punti in meno che nel resto d'Europa».
Ancora: «L'Italia è penultima in Europa col 3,8% della spesa sociale alle famiglie, contro il 7,7% dell'Europa, il 10,2% della Germania, il 14,3% dell'Irlanda. Noi diamo alla famiglia l'1,1 % del Pil: meno della metà della media europea (2,4). Sarà un caso, ma noi siamo in coda in Europa per tasso di natalità». Ancora: «Lei sa, poi, che per sposarsi e fare figli, una coppia ha bisogno di un lavoro stabile. Sa quanto spendiamo per aiutare i disoccupati? Il 2% della spesa sociale, ultimi in Europa. La media Ue è il 6%. La Spagna del terribile Zapatero spende il 12,5. I disoccupati che ricevono un sussidio in Italia sono il 17%, contro il 71 della Francia, 1'80 della Germania, 1'84 dell'Austria, il 92 del Belgio, il 93 dell'Irlanda, il 95 dell'Olanda, il 100% del Regno Unito. E per i giovani è ancora peggio: sotto 25 anni, da noi, riceve il sussidio solo lo 0,65%; in Francia il 43, in Belgio il 51 , in Danimarca il 53, nel Regno Unito il 57. Poi c'è la casa. Anche lì siamo penultimi: solo lo 0,06% della spesa sociale va in politiche abitative (la media Ue è iI2%, il Regno Unito è al 5,5). Se in Italia i figli stanno meglio che nel resto del mondo, anche perché sono pochissimi, per i servizi alle madri siamo solo al 19° posto».
Travaglio prosegue rimproverando alla Chiesa di non aver speso nel decenni di egemonia Dc per la famiglia la stessa energia che mette oggi contro i Dico, i Pacs e i gay, poi ironizza sulla quantità di divorziati, separati e conviventi che si trova nello schieramento politico che appoggiava il FamiIy Day. Noi, che, dovendo scegliere tra i distruttori della famiglia e i fautori della stessa, scegliamo i secondi poco curandoci delle loro vite private, tralasciamo questa parte della lettera. In fondo, anche Hitler ebbe una sola moglie e le fu fedelissimo, Robespierre addirittura non si sposò mai e sappiamo per certo che osservò la castità tutta la vita.
Ma torniamo a quest'Italia, sulla cui bandiera, secondo un caustico intellettuale dei tempi andati, dovrebbe stare scritto «Tengo famiglia». Neanche dopo la scomparsa della Dc le cose sembrano cambiate, dal momento che certi cattolici adulti hanno fatto salti mortali per introdurre da noi quell'euro che ha permesso a commercianti, artigiani, professionisti, proprietari di immobili (ma anche amministrazioni pubbliche) di raddoppiare i prezzi, facendo fuori il ceto medio.
Così, comunque tu voti, a sinistra trovi tasse, a destra sfruttatori. Dunque, come si fa a metter su famiglia? Ci vogliono due stipendi (sempre che bastino), uno per pagare l'affitto o il mutuo e l'altro per mangiare. Anche le donne sono costrette a lavorare, e ciò è salutato come conquista civile. Fu un laico come Massimo Fini, qualche anno fa, a dire chiaro e tondo quel che nessuno osa dire: le donne al lavoro sono una delle più importanti cause dello sfascio della famiglia. Epperò si insiste su «quote rosa» che non basterebbero mai e su un disprezzo per il ruolo di casalinga che solo ricchissime snob possono ormai permettersi.
-
Cristianesimo e Islam: così diversi
di Mons. Luigi NEGRI
Dopo i tragici eventi di New York ci si interroga sui rapporti tra Cristianesimo e Islam. Il primo, nato dalla incarnazione di Dio in Gesù Cristo, è chiamato a farsi consapevole della sua irriducibilità. Il secondo, creato da Maometto, non distingue tra struttura religiosa e politica. E rischia di sfociare in teocrazia.
Le osservazioni che seguono sono formulate sul piano della dottrina, cioè delle impostazioni fondo ossia delle visioni dell'uomo e della realtà che sono implicate nella posizione cristiana ed in quella mussulmana.
Per quanto riguarda la visione mussulmana, al di là di quello che si sarebbe tentati di pensare, non esiste una visione dottrinale unitaria e "canonica", ma certo esiste una visione generale, teorica e pratica, che è generalmente diffusa come posizione islamica: è quindi a questa che si riferiscono le nostre osservazioni sull'islamismo.
-
Aggiornamenti delle rubriche e dei siti del network
[www.totustuus.it]
In Primo Piano
Benedetto XVI: Disastrose conseguenze del moderno modo di pensare
[tinyurl.com]
Se questi limiti vengono superati, si corre il grave rischio che la dignità unica e l’inviolabilità della vita umana possano essere subordinate a considerazioni meramente utilitaristiche... La mentalità pragmatica che tanto spesso influenza il processo decisionale nel mondo di oggi è fin troppo pronta ad approvare qualsiasi strumento disponibile a ottenere l’obiettivo desiderato, nonostante siano ampie le prove delle conseguenze disastrose di questo modo di pensare.
PAGINE CATTOLICHE:
Da domenica, all'indirizzo
[www.paginecattoliche.it] le nuove Pagine Cattoliche della settimana:
(Teologia)
INTEGRITÀ
"Cardinale Pietro Parente; Mons. Antonio Piolanti; Mons. Salvatore Garofalo: Voci selezionate dal Dizionario di Teologia Dogmatica". INTEGRITÀ (dono e stato: è la proprietà di ogni ente in quanto esso ha tutto quello che richiede la sua natura specifica.
(Storia - età antica)
Card. Hergenrother: Storia della Chiesa -EVO ANTICO (2_1_04A)
L'Arianesimo. SOMMARIO. - A. Ario e suoi errori. Origine dell'eresia: opposizione esagerata contro il modalismo di Sabellio, efficacia funesta del Platonismo. Indole e vicende dell'eresiarca. - B. Primo Concilio ecumenico di Nicea nel 325; dispareri dei vescovi e finale accordo di tutti gli ortodossi nella formula «consustanziale».
(Santi)
S. EUSEBIO di VERCELLI (IV secolo)
Nacque in Sardegna tra la fine del III e l'inizio del IV secolo e fu il primo vescovo del Piemonte. Durante gli studi ecclesiastici a Roma si fece apprezzare da papa Giulio I che lo nominò vescovo di Vercelli. I vercellesi vennero conquistati dalla sua arte oratoria: parlava bene ed esprimeva ciò che sentiva dentro. Si attirò così l'ostilità degli ariani e dello stesso imperatore Costanzo che lo mandò in esilio. Nel 362 ebbe finalmente la possibilità di ritornare a Vercelli dove riprese l'evangelizzazione istituendo la diocesi di Tortona. La tradizione lo considera anche fondatore di due noti santuari: quello di Oropa e di Crea. Nel 371 la morte lo colse nella sua città episcopale, che ne custodisce tuttora le reliquie nel Duomo.
I nuovi Forum di approfondimento:
[www.totustuus.name]
Vescovo di Ragusa a favore delle unioni gay?
Ma a che servono vescovi come questi? A rendere più dura e pesante la croce che dobbiamo portare per non cadere nello sconforto… Portiamola se possibile con gioia, quando non riusciamo con sereno abbandono e perseveranza. E offriamo anche queste pene al Signore perché ci dia bravi pastori quando ci mancano. E che ci indichi Lui la via, per mezzo di Maria, finché dobbiamo far senza.
TRACCE DI OMELIE:
[tinyurl.com]
22 gennaio - III domenica del tempo ordinario
Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini. a) La chiamata di Cristo è imprevedibile: I) Nel quotidiano II) Nella realtà della nostra vita abituale b) Diventeranno pescatori di uomini: 1) Cristo chiama i suoi a fare ciò che facevano prima (i pescatori), ma con una nuova sfumatura: la salvezza degli uomini 2) La vocazione consegna all'uomo un orizzonte imprevisto di realizzazione personale. Pescare uomini per la salvezza eterna dà una profonda gioia spirituale. Gli stessi uomini "pescati" sono grati, già in questa vita, per il generoso sforzo di chi li ha aiutati ad avvicinarsi a Dio. c) Questo testo manifesta l'interesse di Dio per le sue creature.
IN LIBRERIA:
[tinyurl.com]
L'uomo che ride. L’avventura umana e letteraria di G.K.Chesterton
Eppure il nostro "uomo che ride" era passato da adolescente attraverso «un periodo di nichilismo radicale» e di disperazione– come racconta egli stesso nella sua Autobiografia - al punto che i suoi compagni si chiedevano se stesse impazzendo. «Tuttavia non ero pazzo – risponde GKC – semplicemente portavo avanti, fin dove voleva andare, lo scetticismo del mio tempo. E parallelamente scherzava col fuoco dell’esoterismo imbattendosi in qualche strana e menzognera presenza sulla quale – commenta Rialti - «oggi chissà quanti cattolici storcerebbero il naso […]; la scrittrice Flannery O’Connor si sarebbe limitata a ribattere loro che per fare la prova dell’esistenza di satana basta provare a resistere a una qualsiasi tentazione per cinque minuti. Il problema è che probabilmente non ci provano mai».
Amici del Cardinale Carlo Caffarra
[tinyurl.com]
Nuovo anno, maternità di Maria, educazione dei giovani
Educare alla verità [cfr. tutto il n° 3]. La vera radice delle gravi tribolazioni che stiamo attraversando, a causa delle quali «sembra quasi che una coltre di oscurità sia scesa sul nostro tempo e non permetta di vedere con chiarezza la luce del giorno» [1, cpv. 2°], è l’aver costruito tutta la nostra civiltà – la filosofia, la scienza, gli ordinamenti giuridici e politici, l’economia e la finanza – su una falsa immagine dell’uomo.
Amici di Mons. Luigi Negri
[tinyurl.com]
Quando la Chiesa non può tacere
Mi pare che innanzitutto ci sia da dire che questo è un episodio miserevole dal punto di vista della espressione, non dico artistica, ma dell’espressione umana. Ed è certamente la conferma di quello che ho già detto immediatamente dopo gli scontri di Roma del 15 ottobre scorso, in ordine alla distruzione della statua della Madonna: il filo conduttore, che unisce espressioni che apparentemente sembrano divergere moltissimo, è l’anticristianesimo. Ormai l’ideologia dominante è quella anticristiana, quella che tende all’abolizione sistematica della presenza e dell’annunzio cristiano, sentito come una anomalia che mette in crisi questa omologazione universale operata dalla mentalità laicista, consumista, istintivista.
Antonio Socci
[tinyurl.com]
Com’è l’Unione Europea? Peggio dell’Unione Sovietica
Hanno accettato di fare sacrifici per entrare nella moneta unica, hanno accettato perfino di farsi spennare da un cambio lira/euro estremamente penalizzante e poi hanno subito – senza fiatare – il sostanziale raddoppio di tutti i prezzi con l’inizio dell’euro (un impoverimento di massa). La loro fiducia è crollata solo davanti alla scoperta che la sospirata moneta unica – che tanto ci era costata – realizzata in quel modo (senza una banca centrale e un governo come referenti ultimi) era una trovata assurda e fallimentare di tecnocrazie incompetenti e arroganti. Grazie a questo incredibile esperimento, l’Italia – un Paese solvibilissimo e che ha la sesta economia del pianeta – sta ora rischiando il fallimento (del tutto ingiustificato visti i suoi fondamentali).
Storia, Politica, educazione
[www.totustuus.me]
Per una definizione di destra e sinistra
E' corrente l'uso dei vocaboli "destra" e "sinistra" per qualificare posizioni assunte sui più svariati temi: fondamentalmente su questioni politiche, sociali o economiche, ma anche su modi di sentire o di essere, come pure in letteratura, a proposito delle arti, ecc. Un esame dei diversi significati di questi termini mostra, subito a prima vista, un caos tale da far dire a molti osservatori che quei vocaboli hanno perso qualsiasi valore come etichette qualificanti atteggiamenti ideologici, culturali o morali.
-
Com’è l’Unione Europea? Peggio dell’Unione Sovietica
(di Antonio Socci su Libero del 15/01/2012)
Il dissidente russo Bukovsky lo aveva predetto: “Un mostro come l’Urss guidato da burocrati autoeletti e fondato sulle minacce finanziarie”.
Eravamo da sempre il Paese più europeista. Fino a un anno fa. In dodici mesi la fiducia degli italiani nell’Unione europea è precipitata. Secondo l’ultimo rilevamento dell’Ipsos ha perso addirittura 21 punti percentuali (passando dal 74 per cento al 53).
Un crollo che dovrebbe far riflettere i politici e soprattutto le tecnocrazie europee a cui gli italiani sono sempre più ostili. Anche perché il crollo della fiducia degli italiani non è un fatto emotivo passeggero, né uno stato d’animo superficiale. Al contrario. Il loro europeismo era a prova di bomba.
Hanno accettato di fare sacrifici per entrare nella moneta unica, hanno accettato perfino di farsi spennare da un cambio lira/euro estremamente penalizzante e poi hanno subito – senza fiatare – il sostanziale raddoppio di tutti i prezzi con l’inizio dell’euro (un impoverimento di massa).
La loro fiducia è crollata solo davanti alla scoperta che la sospirata moneta unica – che tanto ci era costata – realizzata in quel modo (senza una banca centrale e un governo come referenti ultimi) era una trovata assurda e fallimentare di tecnocrazie incompetenti e arroganti. Grazie a questo incredibile esperimento, l’Italia – un Paese solvibilissimo e che ha la sesta economia del pianeta – sta ora rischiando il fallimento (del tutto ingiustificato visti i suoi fondamentali).
-
Comunichiamo gli aggiornamenti delle rubriche e dei siti del network
[www.totustuus.it]
In Primo Piano
Benedetto XVI: un tempo segnato dal voler cancellare Dio
[tinyurl.com]
Le attuali ed evidenti conseguenze della secolarizzazione, l’emergere di nuovi movimenti settari, una diffusa insensibilità nei confronti della fede cristiana, una marcata tendenza alla frammentarietà, rendono difficile focalizzare un riferimento unificante che incoraggi la formazione di "una sola famiglia di fratelli e sorelle ... ". Il nostro tempo è segnato da tentativi di cancellare Dio e l’insegnamento della Chiesa dall’orizzonte della vita, mentre si fanno strada il dubbio, lo scetticismo e l’indifferenza, che vorrebbero eliminare persino ogni visibilità sociale e simbolica della fede cristiana.
PAGINE CATTOLICHE:
Da domenica, all'indirizzo
[www.paginecattoliche.it] le nuove Pagine Cattoliche della settimana:
(Teologia)
INQUISIZIONE
"Cardinale Pietro Parente; Mons. Antonio Piolanti; Mons. Salvatore Garofalo: Voci selezionate dal Dizionario di Teologia Dogmatica". INQUISIZIONE: (dal lat. inquisitio = ricerca, indagine): giuridicamente indica una nuova procedura introdotta all'inizio del secolo XIII. Secondo il diritto romano tutti gli atti del processo criminale si svolgevano in una completa pubblicità; la Chiesa si attenne al medesimo principio fino a tutto il secolo XII.
(Storia - età antica)
Card. Hergenrother: Storia della Chiesa - EVO ANTICO (2_1_03A)
Condizioni della Chiesa a Oriente e mezzodì dell'impero romano. SOMMARIO. - A. Persia. Diffusione della fede; persecuzione scatenata per odio politico e religioso, sotto Sapore II, Isdegerde I, Varane e Isdegerde II; gran numero di martiri. - B. Armenia. Gregorio l' Illuminatore, apostolo dell'Armenia; Tiridate II primo re cristiano; danni delle guerre intestine; meriti di Isacco il Grande e di Mesrope, inventore dell'alfabeto armeno. Progressi del cristianesimo nell'Iberia introdottovi da una schiava o prigioniera. C. Arabia e Abissinia. Conversioni di Arabi e del re degli Omeriti; potenza dei Giudei e vita nomade degli Arabi, ostacolo all'intera conversione del paese; efficacia dei monaci nelle tribù nomadi. Teofilo e Cosma Indicopleuste. - Frumenzio e Edesio in Abissinia; battesimo del re Aizana e di gran parte del popolo: letteratura etiopica; errori e abusi prevalsi.
(Santi)
S. PIETRO GIULIANO EYMARD (1811-1868)
Nasce a La Mure d’Isère (diocesi di Grenoble) nel 1811 e viene ordinato sacerdote nel 1834. Nel 1851 visse un’intensa esperienza spirituale di devozione al Santissimo Sacramento nel santuario lionese di Fourvière. Da questo la decisione di fondare, nel 1856, la Congregazione del Santissimo Sacramento. Accanto all’adorazione del Santissimo i sacerdoti della congregazione si occupano dei poveri dei quartieri periferici di Parigi e dei preti in difficoltà. L’Eucaristia è sempre al centro della predicazione. Pietro Giuliano Eymard morì nel 1868 ed entrò nel calendario romano come «Apostolo dell’Eucaristia».
I nuovi Forum di approfondimento:
[www.totustuus.name]
Toniolo presto beato
Il Toniolo come economista può essere una figura attuale, per delineare una terza via possibile e finora mancata? Appartiene, mi pare, al filone cattolico del corporativismo?
Radici cristiane
[tinyurl.com]
La devozione agli angeli antidoto contro i poteri forti
Di fronte alla dittatura del relativismo e allo strapotere dei “poteri forti”, un senso di sgomento e di impotenza assale talvolta i cattolici e gli uomini di buona volontà. Eppure la storia non è irreversibile e chi combatte in difesa dell’ordine naturale e cristiano può ottenere vittorie inaspettate, confidando nell’aiuto della Divina Provvidenza.
Luci sull'Est
[www.lucisullest.it]
Il Consiglio d’Europa condanna l’Ungheria cattolica
Il Commissario per i Diritti umani del Consiglio d'Europa, Thomas Hammarberg, ha detto oggi che la nuova legge ungherese sulla libertà di coscienza e di religione è “una minaccia per la democrazia e i diritti umani” e “minaccia l'indipendenza della magistratura”. Il governo ungherese recentemente è stato costretto, a seguito di pressioni da parte dell’UE e del FMI, a cambiare alcune leggi che prevedevano anche l'indipendenza dalle istituzioni finanziarie internazionali.
Corrispondenza Romana
[tinyurl.com]
Omosessualismo: dagli all’omofobo!
Per rendersi conto di quanto siano pericolosi gli interventi legislativi in materia di omofobia, basta attraversare la Manica. In Gran Bretagna aleggia un clima da terreur jacobin, che alimenta la preoccupante escalation di quella che è diventata una vera e propria caccia alle streghe contro chiunque possa anche vagamente apparire in odore di omofobia… i fatti che hanno portato i dirigenti della THT ad assumere durissimi provvedimenti disciplinari verso Adrian Smith sono dei presunti commenti “omofobici” nella propria pagina di facebook personale: «Io non capisco perché persone che non hanno fede e non credono in Gesù Cristo devono sposarsi in chiesa; le Sacre Scritture sono assolutamente chiare sul fatto che il matrimonio sia l’unione di un uomo e di una donna».
Storia, Politica, educazione
[www.totustuus.me]
Del Noce: Croce e il pensiero religioso
Se mi si chiedesse di riassumere in una formula complessiva l'assunto dell'intera opera di Croce, proporrei : "vivere senza religione trascendente, ma immettendo il senso del divino nell'azione storica dell'uomo, così che ogni suo atto assuma un significato religioso e non ci sia una parte profana della sua vita distinta dalla parte religiosa". Ma su quale delle due parti di questa proposizione deve cadere l'accento? L'attenzione è stata normalmente portata sulla prima, così dai fautori di Croce come dai suoi avversari, così dagli studiosi razionalisti come dai cattolici.
-
Pakistan: il terrorismo religioso si insegna a scuola
Un dossier americano rivela i guasti del sistema educativo nel paese asiatico
LAHORE, mercoledì, 16 novembre 2011 (ZENIT.org) – Una commissione americana sulla libertà religiosa ha pubblicato la scorsa settimana un report che mostra quanto i bambini delle scuole pakistane siano indottrinati all’intolleranza nei confronti delle minoranze.
I risultati sono stati sostenuti dal direttore domenicano di un centro a Lahore, che reclamato come urgente una riforma del sistema educativo in Pakistan.
Lo studio del governo, pubblicato il 9 novembre dalla Commission on International Religious Freedom (USCIFR), ha messo in luce che le scuole pubbliche del Pakistan e le scuole religiose islamiche (note come “madrasse”) dipingono negativamente le minoranze religiose e rinforzano i pregiudizi, fomentando atti di discriminazione e possibili violenze contro queste comunità.
Il domenicano padre James Channan, direttore del Centro Domenicano per la Pace di Lahore, ha dichiarato a Fides di aver trovato il rapporto “completamente corretto” e ha invocato una “urgente riforma del sistema educativo”.
Secondo padre Channan “l’insegnamento dell’intolleranza religiosa nelle scuole è alla radice dell’escalation di violenza religiosa estremista in Pakistan, della debolezza della libertà religiosa e dell’instabilità nazionale”.
Intitolato Connecting the Dots: Education and Religious Discrimination in Pakistan, lo studio include l’analisi degli studi sociali, degli studi islamici, dei libri di testo Urdu e dei metodi pedagogici utilizzati nelle scuole pubbliche pakistane e nel sistema della madrassa.
L’obiettivo di questo studio, realizzato nell’arco di un anno, è stato quello di esplorare le connessioni tra l’immagine delle minoranze religiose nelle scuole pubbliche e nelle madrasse, i pregiudizi che esistono contro queste minoranze e i conseguenti atti di discriminazione o la violenza estremista.
Secondo il dossier, “una significativa minoranza di migliaia di scuole religiose o madrasse, continuano a inculcare l’indottrinamento ideologico e ad incitare coloro i quali prendono parte alla violenza di ispirazione religiosa in Pakistan e in altri paesi”.
Il dossier è comprensivo di informazioni raccolte da interviste fatte a studenti e docenti sulla loro visione delle minoranze religiose, come anche dai libri di testo usati nelle scuole.
Secondo il rapporto, i libri di testo delle scuole pubbliche usati da tutti i bambini, hanno spesso un forte orientamento pro-islamico, e le minoranze religiose del Pakistan sono etichettate sprezzantemente o completamente omesse.
Padre Channan che, come direttore del Centro Domenicano per la Pace, è stato per decenni impegnato nella formazione e nel dialogo interreligioso, ha confermato questi dati.